ANSIA

E DEPRESSIONE

Soffro di ansia ed attacchi di panico da circa tre anni. Ultimamente, ho notato come sia spopolata la moda di dire “che ansia” per qualsiasi cosa, a tutti i ragazzi che hanno l’ansia per un esame o per la risposta mancata da parte di un ragazzo/a vorrei dire che siete fortunati. Io da tre anni evito praticamente qualsiasi situazione, vivo in uno stato d’ansia perenne e spesso basta un minimo particolare (insignificante) per far sì che io abbia un attacco di panico, guardo sempre tutti con diffidenza per paura che mi facciano del male e ho sempre il sentore che prima o poi mi accadrà qualcosa di terribile. Penso di voler tornare ad essere quella che ero tre anni fa, la vita per me era più “spensierata” e anche se avevo le solite paure riuscivo ad affrontarle in maniera differente. A volte mi sento ingrata per questa mia condizione, penso che dovrei smetterla perché c’è chi ha problemi molto più gravi dei miei ma quando poi arriva il momento, tutto accade così velocemente che non ho neanche il tempo di pensare: “devo impegnarmi per contrastare tutto questo.” La mia situazione è aggravata dal fatto che non molti amici, anzi, ho degli amici che però non hanno il mio stesso concetto di amicizia (che per me significa semplicemente una cosa: ESSERCI.) ho paura che con l’andare degli anni peggiorerò e non troverò nessuno disposto a starmi accanto. L’unica cosa che mi rende fiera è che apparentemente sembro una ragazza forte seppur timida. Mi sembra di stare sprecando gli anni più belli e preziosi della mia vita. Mi sento come in un buco nero che mi risucchia giorno dopo giorno. Siate forti ragazzi, non perdete mai la spensieratezza e vivete la vita con leggerezza (come la intendeva Calvino). Fatevi delle domande ma non perdetevi nei meandri della mente, siate profondi ma non tanto da affondare nei vostri stessi pensieri                       

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Sintomi d’ansia e depressione, anche gravi, hanno segnato la quarantena di oltre la metà degli italiani, costretti al lockdown nella prima fase dell’emergenza coronavirus: più del 50% ha riportato un impatto psicologico durante il confinamento a casa, e oltre il 5% di chi ha patito la reclusione ha riferito disturbi seri. E’ quanto emerge da un’indagine nazionale, condotta dal team di Maurizio Bonati, a capo del Dipartimento di Salute pubblica dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs di Milano. Donne, disoccupati e residenti in abitazioni piccole sono alcune delle categorie che hanno sofferto maggiormente. E zoomando sulla Lombardia, il disagio cresceva più ci si avvicinava a una zona rossa.

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