CIAO DON VINCENZO GRANDE PRESIDENTE

matarrese

di ANTONELLO RAIMONDO

ll calcio pugliese è in lutto per la morte di Vincenzo Matarrese, che ieri sera è spirato in una clinica romana dopo aver combattuto a lungo contro una durissima malattia. Aveva 79 anni. Il suo nome è legato a doppia mandata a quello del Bari, squadra che ha amato follemente e che ha guidato per più di trent’anni con una incredibile passione. Don Vincenzo, così amavano chiamarlo un po’ tutti, salì sul ponte di comando dopo una breve parentesi del fratello Antonio, poi impegnato in una brillantissima carriera dirigenziale anche a livello internazionale (presidente due volte della Figc e due volte della Lega Calcio, vice presidente di Uefa e Fifa. Siamo sul finire degli anni ’70 e la famiglia Matarrese (nel «motore» anche un fratello Vescovo) ha appena salvato il club biancorosso, sconvolto dalla prematura scomparsa di quel galantuomo che risponde al nome del professor Angelo De Palo. Vincenzo Matarrese è stato un presidente molto amato dai suoi calciatori e da quasi tutti gli uomini che hanno lavorato con lui. Molto padre e poco padrone. Si fidava ciecamente di chi era al suo fianco e questo spesso l’ha portato a commettere errori grossolani. Ma lui era fatto così. E guai se qualcuno provava a minare la credibilità del suo gruppo di lavoro. Si arrabbiava, e anche tanto. Ma gli bastavano pochi minuti per tornare a sorridere dall’alto di quella semplicità che ne faceva un presidente sui generis. Don Vincenzo lega il suo nome a tanti Bari belli e vincenti. Quello di Bolchi, capace del doppio salto dalla A alla C. E quello di Salvemini, un tecnico per cui Matarese aveva un debole. Ha vinto e convinto anche con Materazzi in panchina. E poi i capolavori con Conte e Ventura, due allenatori che da Bari hanno trovato lo slancio per issarsi fino alla Nazionale. Certo, in quasi quarant’anni di interregno gli è toccato anche ingoiare bocconi amari. La retrocessione in C, prima del ripescaggio. Le contestazioni dei tifosi, il gelo di una città che a un certo punto ne faceva quasi una questione personale, gli atti di violenza subiti sotto la sua abitazione. Fino al fallimento pilotato, vissuto ai margini ma comunque una ferita aperta e mai rimarginata. «Bari contro Matarrese», lo striscione che campeggiava al «San Nicola» e che negli ultimi anni rappresentava il termometro di una città che aveva voglia di «esonerare» una famiglia ormai indigesta. Impossibile, però, non piangere uno come Don Vincenzo. Questi sono momenti in cui c’è poca voglia di cavalcare l’onda della personalità. Ma solo di chiudersi in preghiera. Per un presidente «unico» che vola in cielo. Per un uomo con cui è stato complicato finanche battagliare su quel maledetto mondo del pallone. Se ne va un uomo d’altri tempi. Dolce e all’antica, incapace di vestire l’abito della modernità. Ma proprio per questo sarà impossibile non portarlo per sempre nel cuore. Anche se non ha mai portato il Bari in Europa. Ciao don Vincenzo, un velo di tristezza sapendo che quelli come te non nasceranno più.


 
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