COSI’ PARLO’ GUZZANTI

Napolitano ha condotto i giochi strizzando l’occhio a sinistra: ha messo i tecnici a Palazzo Chigi solo per fare un favore a Bersani. Ha voluto fare il protagonista della politica estera senza averne il titolo inducendolo gli Stati amici a considerarlo come unico referente

Domenica 17/02/2013 – 10:52

Quando mi è stato chiesto questo pezzo sull’asimmetria di Napolitano, il suo essere poco terzo e molto secondo, o primo, insomma di parteggiare e dare il calcio alla palla anziché fischiare i falli, ho un po’ tremato.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rende omaggio al Milite Ignoto al Cimitero di Arlington

È tutto vero. Ma come si fa a scriverlo in modo tale che anche i miei amici di sinistra, o ammiratori adoranti sia di Monti che di Napolitano, non storcano il naso, non facciano boccucce di disgusto?
Non lo so. Oggi è impossibile scrivere contro i mostri sacri – sacri perché consacrato attraverso un processo di sacralizzazione elaborato in alcuni luoghi deputati – senza farsi inseguire dai latrati dei loro cani da caccia. Ma, insomma, Napolitano ha fatto barriera contro il governo Berlusconi in tutti i modi possibili e immaginabili, interpretando la Costituzione a modo suo, cosa permessa dalla nostra sbagliatissima Costituzione che non mette alcun paletto alle attività e prerogative presidenziali, per cui ogni presidente fa come gli pare, chi il protagonista, chi il notaio, chi il picconatore, chi quello che «non ci sta». Napolitano ci sta. Sta al gioco e dà le carte. E le ha date sempre sparigliando a favore della sua parte politica e sempre preoccupandosi di contenere, arginare, bloccare il governo di centrodestra. Per esempio non concedendo l’uso dei decreti legge, come ha ricordato mille volte e con la bava alla bocca Berlusconi al quale è difficile dare torto su questo punto. E poi volendo essere l’assoluto protagonista e decisore finale per le liste dei ministri, prerogativa che ha effettivamente ma che è sempre stata considerata una mera formalità: i ministri li nomina il capo del governo e li ratifica il presidente della Repubblica.
Infine, ed è la cosa più pesante, Napolitano ha svolto come Luigi XIV la propria politica estera inducendo i governi dei Paesi alleati e occidentali – Francia Germania e Stati Uniti in particolare – a considerare del tutto impropriamente lui come referente. Quando Obama lo loda come «leader with a vision», non sa di dire una carineria che scardina la Costituzione italiana. Hanno tradotto in italiano che per Obama Napolitano è un presidente «visionario», come se avesse inghiottito acido lisergico, mentre invece va tradotto «con una visione politica», con una strategia, con un cammino da percorrere in testa. Il che è vero, ma è illegittimo. Il presidente della Repubblica non ha alcun diritto di rappresentare una politica estera che non sia quella del governo in carica e del ministro degli Esteri in carica. Bene, quello che accadde quando Berlusconi a Bruxelles ricevette i famosi sorrisetti e occhiate ostili di Merkel e Sarkozy, ma anche dallo stesso Obama, fu che ciascuno di quei signori aveva parlato al telefono col Quirinale ed aveva avuto assicurazione del fatto che era il Quirinale e non Palazzo Chigi a guidare la danza, che il vero «presidente» italiano non era quello del Consiglio dei ministri, ma quello che siede nell’ex reggia dei papi e che non è stato mai investito da un mandato popolare che lo rendesse autonomo come un qualsiasi governatore regionale, ma strettamente avvitato e vincolato alle direttive del governo e del Parlamento.
Qualcuno parlò di colpo di Stato che certamente è una parola grossa. Ma fu certamente una visibile e sfrontata forzatura con cui il presidente della Repubblica che viene dall’antico Pci e che rappresenta i Pd dette la più forte spallata al governo in carica sulla base di un mandato popolare. E poi ne fece un’altra ancora più grave, costituzionalmente parlando: si rifiutò di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni dando fiato alla stupidissima idea secondo cui le elezioni avrebbero terrorizzato e fatto impazzire i mercati, e mise l’Italia in mano a un gruppo di professori e tecnici privi di qualsiasi investitura diretta o indiretta, salvo i voti di fiducia concessi per amore di patria e per non mandare tutto a picco. Ma in quel caso Napolitano – ed è paradossale – accolse la preghiera di Bersani di non essere messo nella necessità di governare, essendo più che probabile che un anno fa il Pd avrebbe vinto le elezioni. E allora anche per favore un favore a Bersani, il quale non fit, assunse più che un governo, una governante che mettesse gli italiani a fare i compiti richiesti da frau Merkel.

 

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