INFO MEDICHE FIBROMIALGIA

FIBROMIALGIA – LA SINDROME DA ATLANTE

Fibromialgia, la Sindrome di AtlanteViene chiamata anche Sindrome di Atlante, dalla figura mitologica greca che reggeva la volta celeste sulle spalle, con le sue sole forze. Perché tra i sintomi principali della fibromialgia (abbreviata anche con la sigla FM) ci sono l’affaticamento cronico e i forti dolori muscolari. Proprio come dopo uno sforzo intenso e prolungato. L’etimologia stessa del termine fibromialgia rimanda a questo: una sofferenza localizzata nei tessuti fibrosi, quali i tendini e i legamenti. L’intero sistema muscolare di chi è affetto dalla sindrome è in continua tensione, e ciò comporta una serie di sintomi a cascata. Il dolore innanzitutto, che come vedremo più nel dettaglio può essere localizzato in alcuni punti oppure diffuso. E poi un irrigidimento accentuato soprattutto al risveglio, una sensazione di spossatezza costante e una percezione della fatica sproporzionata rispetto all’attività che la provoca.

L’origine e le caratteristiche cliniche della fibromialgia sono state a lungo controverse, ma sembra ormai acquisito che si tratti di una malattia reumatica a genesi multifattoriale (un mix di cause biochimiche, genetiche, ormonali, ambientali e neurochimiche) riconducibile a una disfunzione nel sistema nervoso centrale. Il problema risiederebbe più precisamente a livello dei neurotrasmettitori, e quindi della comunicazione intercellulare. Con il risultato di un’iperattività del sistema nervoso neurovegetativo che controlla le funzioni involontarie dell’organismo, e un’insufficiente irrorazione sanguigna dei muscoli che determina dolore, astenia e tensione. Sempre a questa “cattiva comunicazione cellulare” è dovuta anche l’iperattività del sistema nervoso simpatico, che porta ad avvertire in modo amplificato gli stimoli dolorosi. La FM è chiamata così dalla metà degli anni ’70, quando si è riusciti a definirne in modo più accurato i sintomi e la natura. In passato la sindrome era stata ritenuta un’infiammazione dei muscoli (si parlava allora di fibrosite) e quando questa ipotesi era stata messa da parte, verso la fine degli anni ’40, si era passati a credere che l’origine fosse di tipo psicologico. Nel 1976 si è arrivati al concetto moderno di fibromialgia, che oggi è inserita ufficialmente tra le malattie del sistema muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo.

Non è chiaro che cosa concorra a scatenarla, ma l’insorgenza è correlata talvolta a uno stress intenso, a un trauma fisico, a una malattia virale. I sintomi possono anche manifestarsi in modo graduale, sia per intensità che per varietà, e proprio questa multiformità rende spesso tardiva la diagnosi. Attualmente questa viene effettuata sulla base dei criteri fissati dall’American College of Rheumatology, che comprendono la presenza da almeno 3 mesi di un dolore muscolo-scheletrico diffuso, e l’individuazione di almeno 11 tender points (punti dolenti tendinei e muscolari) evocabili durante la visita, con la digitopressione. Di fatto però, un soggetto viene considerato fibromialgico già con l’individuazione di circa 8 tender points. Entrando più nel dettaglio dei sintomi della FM, bisogna dire che il dolore può essere concentrato in alcune zone particolari – come collo, spalle, gambe, polsi o cosce – ma può essere anche uniformemente diffuso. Lo stesso vale per la rigidità, che può riguardare i singoli organi o tutti gli apparati, e che si accentua dopo una permanenza nella stessa posizione. Ecco perché il risveglio è forse il momento più critico, e può trascorrere anche un lasso di tempo consistente prima che l’irrigidimento diventi meno intenso. Sempre a proposito del risveglio, va detto che il malato di FM non avverte mai i benefici di un sonno ristoratore, e spesso si alza con una sensazione di stanchezza addirittura accentuata. Questo a causa dei frequenti risvegli notturni e della cosiddetta anomalia alfa/delta: appena si entra nella fase di sonno profondo e riposo muscolare (fase a onde delta), si “switcha” di nuovo verso una fase più leggera (a onde alfa) e quindi non si recuperano le forze come si dovrebbe. A sua volta, questo sintomo si lega all’affaticamento cronico, e alla sensazione di avere muscoli in continua attività. Risultano invece nella norma gli indici di infiammazione, e infatti la FM non determina situazioni degenerative per i tessuti e gli organi, come accade per esempio con l’artrite reumatoide. Altri elementi indicatori sono i formicolii e l’intorpidimento riferiti dai pazienti, la tachicardia e la difficoltà di concentrazione, oltre a stati ansiosi e disturbi gastrointestinali. A proposito di ansia e depressione, bisogna precisare che la fibromialgia si presenta spesso in comorbidità con sofferenze di questo tipo: superata l’idea che la sindrome abbia un’origine psichica, oggi si sa che depressione e ansia sono semmai conseguenza e non causa della FM. Riguardo invece ai disturbi dell’apparato gastrointestinale, è stato evidenziato come in oltre il 50% dei casi la fibromialgia sia associata alla sindrome del colon irritabile, con dolori e alternanza di stipsi e diarrea.

I dati epidemiologici sulla FM sono controversi. Si sa però che le donne hanno una probabilità sensibilmente più alta di manifestarla (l’incidenza è pari a circa 8:1) e che in entrambi i sessi la fascia d’età più esposta è quella dai 25 ai 55 anni. Quanto alla cura, non esiste oggi un protocollo specifico e universalmente adottato: vi sono semmai diverse possibilità terapeutiche, che vengono valutate volta per volta e per controllare i sintomi e alleviarne l’intensità. Nel caso di un approccio farmacologico, vengono generalmente somministrati antidolorifici, miorilassanti o antidepressivi. Se si opta per un percorso di tipo multifattoriale, come multifattoriale abbiamo visto essere la sindrome, vengono abbinati ai prodotti per esempio l’esercizio fisico e le tecniche di rilassamento.


 
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