ORDINATI E DISORDINATI

Avere una scrivania disordinata è sintomo di intelligenza.

Secondo una ricerca svolta dall’Università del Minnesota ci sono notevoli vantaggi nell’essere disordinati, almeno sul luogo di lavoro.

Per dimostrarlo, i ricercatori hanno formato due gruppi e li hanno messi uno in un ufficio estremamente ordinato, l’altro in un ambiente con fogli sparsi ovunque.

A quel punto, ad alcuni hanno chiesto di trovare nuovi utilizzi per delle comuni palline da ping pong, mentra ad altri è stata data la possibilità di scegliere se avere a che fare con nuovi prodotti o con altri già conosciuti.

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I risultati dell’esperimento

Nel primo esperimento, quello in cui andavano trovati nuovi utilizzi per le palline da ping pong, i partecipanti hanno proposto lo stesso numero di idee, sia che si trovassero nella stanza ordinata che in quella disordinata.

A fare la differenza era la qualità delle proposte: nel secondo caso, infatti, erano decisamente più innovative. 

Quanto al secondo esperimento, coloro che si trovavano nell’ufficio più disordinato hanno scelto per la maggior parte prodotti nuovi, al contrario della loro controparte nella stanza ordinata, che ha preferito puntare su oggetti già noti.

«Essere in una stanza sottosopra stimola la creatività. Gli ambienti disordinati danno un senso di rottura, ci fanno percepire di poter infrangere le regole, il che produce un senso di libertà positivo che genera nuove intuizioni.

Al contrario, gli ambienti perfettamente in ordine incoraggiano a rimanere dentro certi confini, a rispettare la tradizione e essere convenzionali», spiega la psicologa Kathleen Vohs.

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Gli altri comportamenti da tenere d’occhio

Sono tanti, comunque, gli studi che si concentrano su come viene vissuto il luogo di lavoro, indagando come si ripercuotono alcuni atteggiamenti e cosa significano.

L’ufficio infatti è il luogo in cui trascorriamo la maggior parte della nostra giornata da svegli.

Facile comprendere quindi come questo posto e il modo in cui lo viviamo possano essere estremamente indicativi per scoprire lati della propria personalità che forse tendiamo a sottovalutare o di cui non siamo a conoscenza.

Ecco i principali (e più curiosi) studi che sono stati fatti a riguardo.

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I sospiratori seriali

Se vi ritrovate spesso a sospirare, magari senza neanche accorgervene, non fatevene una colpa.

Gli psicologi dell’Università di Oslo hanno dimostrato che questo gesto può avere anche una funzione di «reset mentale, come un pulsante», per mettere fine al senso di frustrazione o incertezza e dare sollievo per ripartire.

«L’atto di sospirare trasmette due messaggi – scrivono gli studiosi Donald McCown e Marc S. Micozzi – Per prima cosa che c’è qualcosa che non va, una discrepanza tra come vorremmo che fosse e com’è invece la realtà.

Il secondo messaggio implica un senso di accettazione, qualcosa che dobbiamo lasciare andare».

Risultato? I sospiratori seriali non mancano di tatto, ma sono semplicemente più intuitivi e paradossalmente più reattivi e pronti a ricominciare.

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I divoratori cafoni

Mangiate alla scrivania, di fretta e senza badare alla maionese del vostro tramezzino che precipita sui documenti?

Può essere considerata incuria o sciatteria, ma anche un modo per capire il vostro status all’interno del luogo di lavoro.

Un team di studiosi dell’Università di Berkeley, in California, ha trovato una correlazione tra le brutte maniere a tavola (o meglio, sulla scrivania) e la percezione del potere. 

In quello che chiamano il saggio Cookie Monster, i ricercatori davano un piatto di biscotti al gruppo di volontari, in cui venive assegnato un leader in modo del tutto casuale, mentre dovevano svolgere delle semplici mansioni.

Così è emerso che la persona identificata come leader era propensa a mangiare con la bocca aperta o a fare rumori masticando.

Quindi? «Quando ci si sente potenti si tende a essere più impulsivi e meno trattenuti, si perde il tatto e l’inibizione. Non ci si preoccupa di ciò che la gente pensa», spiega uno degli psicologi dello studio.

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Chi si lamenta sempre

C’è sempre qualcuno in ufficio che non riesce a smettere di lamentarsi, che si tratti della pioggia, della lentezza della macchinetta del caffè o del proprio capo.

Ora, però, avrete un buon motivo per rispondere e suggerire di smetterla.

Gli scienziati sostengono che questo atteggiamento sia deleterio, sia per il corpo che per la mente, in quanto i pensieri negativi creano un circolo vizioso in cui il cervello trasmette la percezione di stress a tutto l’organismo.

Ad ogni modo, lamentarsi può anche essere un modo per unire le persone.

«È un meccanismo grazie al quale si instaurano dei rapporti» spiega Joanna Wolfe, professoressa e ricercatrice alla Carnegie-Mellon University.

Si tratta di un processo che lo studioso Eric Zimmer definisce di «co-commiserazione, può far sentire le persone più vicine e creare un senso di solidarietà».

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Chi è sempre stanco

Trascinarvi ogni giorno al lavoro è un’impresa e siete considerati i panda pigri del vostro ufficio?

Uno studio del 2016 dell’Hokkaido University, in Giappone, ha osservato la pigrizia nelle coltivazioni di formiche, scoprendo che il 30% degli insetti osservati non faceva nulla, al massimo vagava stancamente.

Nel breve periodo il loro ruolo non è apparso chiaro o utile al gruppo, ma nel lungo termine i ricercatori hanno rilevato che queste formiche aiutavano il resto della colonia a sviluppare resilienza.

Questo eprché quando le formiche più attive stramazzavano, subentravano quelle pigre come rinforzo. 

La pigrizia è anche un fattore che gli studiosi spesso collegano a un alto quoziente intellettivo e a un più profondo livello di pensiero.

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I ritardatari senza speranza

Siete sempre di corsa e, inspiegabilmente, sempre in ritardo. Per questo siete considerati caotici e inaffidabili. Eppure questi giudizi non tengono conto del quadro generale, almeno secondo quanto ritengono gli scienziati.

I ricercatori sostengono che le persone che non arrivano mai puntuali sono anche quelle più ottimiste per natura e, in quanto tali, sono sempre convinte di riuscire a fare le cose in meno tempo.

«Sono davvero convinti di riuscire a fare un’enorme quantità di cose in poco tempo», spiega Diana DeLonzor, autrice del libro Never Be Late Again (Mai più in ritardo).

L’ottimismo porta con sé tutta una serie di altri benefici che possono avere ripercussioni positive sul luogo di lavoro, a partire dal tenere alto l’umore dei colleghi fino a creare un senso di unione e partecipazione.

Gli studi dimostrano che le persone che hanno una rilassata percezione del tempo sono più creative e di successo di quelle che guardano costantemente l’orologio.

sheldon scrivania

L’accumulatore compulsivo

Se la vostra scrivania è un cimitero di oggetti che non proveranno mai più il brivido di essere utilizzati, ma che comunque avranno sempre un posto in un cassetto, sappiate che potreste essere dei piccoli geni.

«Gli accumulatori seriali sono convinti che tutto quello che conservano sia alla stessa stregua di una scatola di gioielli», spiega Nicholas Malby, psicologo specializzato in disturbi ossessivo compulsivi.

In realtà c’è un risvolto positivo della medaglia:

«Tendono a essere persone estremamente intelligenti e ben educate. Hanno una mente più creativa della media e riescono a pensare a utilizzi diversi degli oggetti in loro possesso rispetto a quanto facciamo noi», conclude.


 
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