SAN VITO ABBAZIA VICINO CASA MIA

SAN VITO FRAZIONE DI POLIGNANO

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I lavori di costruzione dell’abbazia di San Vito, di fondazione benedettina, iniziarono nel X secolo. Nel corso del tempo, la struttura originale, ha subito diverse modifiche fino a raggiungere l’attuale aspetto, notevolmente arricchito di contaminazioni in stile barocco. Particolarmente suggestiva e scenografica è la scalinata esterna collegata al loggiato che si affaccia sul mare. In origine, il luogo dove ora si erge il complesso dell’abbazia, doveva corrispondere all’antica Apaneste, come posto di sosta lungo la via Traiana. Grazie alla posizione davvero particola e soprattutto alla facilità di collegamento con i paesi dell’entroterra, tra il V e il VII secolo si insediarono in questo luogo i monaci basiliani. Trovarono accoglienza ed ospitalità nei rifugi rupestri, di cui questa zona è particolarmente ricca per la natura del suo territorio. Secondo una leggenda furono proprio i monaci, seguaci di San Basilio, ad accogliere le reliquie di San Vito e dei suoi precettori, Modesto e Crescenza, giunte a Polignano con la principessa salernitana Fiorenza nell’anno 801. Sempre secondo una leggenda si dice che Fiorenza, venne tratta in salvo da una tempesta sul fiume Sele proprio da San Vito che le apparve nel terribile momento; fece così voto al Santo di custodire le sue spoglie mortali e fu proprio San Vito ad indicarle il luogo per conservare le reliquie. Così la principessa acquistò alcuni poderi del Castrum e li diede in dono ai frati benedettini che divennero i custodi delle spoglie di San Vito. Proprio in seguito a quell’episodio l’abbazia cominciò ad acquisire il suo notevole prestigio. Dal XIII secolo, l’abbazia divenne beneficio ecclesiastico devoluto alla Santa Sede e successivamente Papa Leone X la affidò ai Padri dei Santi Dodici Apostoli di Roma che lo amministrarono fino al 1809. Successivamente il complesso subì profonde trasformazioni: all’abbazia, tra il 1600 e il 1700 vennero apportate modifiche architettoniche secondo lo stile dell’epoca, ne è un esempio la loggia balaustrata a cinque arcate posta sulla facciata fronte mare. Verso la fine del XVIII secolo, l’abbazia e le sue proprietà agricole, passò ai marchesi Tavassi-La Greca, attuali proprietari. I molteplici rimaneggiamenti, avvenuti nel corso dei secoli, non hanno intaccato l’edificio che conserva ancora la forma sua forma originaria. Il recinto murato che la circonda, delimitata da quattro torri angolari e dai porticati che, per secoli hanno accolto pellegrini provenienti da tutto il mondo per chiedere l’intercessione di San Vito, noto soprattutto come protettore dalle punture delle tarantole. La chiesa, incorporata al monastero e forse costruita sulle rovine di un’antica torre romana, presenta un impianto a cupola in asse, caratteristica che si diffuse in Puglia tra l’ XI e il XIII secolo. L’interno, restaurato negli anni Sessanta, conserva ancora un prezioso trittico del santo
San Vito

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