LETTERA APERTA AL PRESIDENTE MATTARELLA

TROVATA SU F.B.

LETTERA APERTA

Gentile signor Mattarella,
il suo interessamento plateale avverso la nazione, il cui Popolo lo ha nominato, anche se per tramite di gente indegna, suo rappresentante in capo, non le sembra alquanto anti italiano? Abitare palazzi, in cui suoi eroici predecessori hanno dato il sangue per la nostra Italia, vedere le severe effigi dei Mazzini, Garibaldi, Cavour su quelle pareti intorno a lei, non la fa sentire un po’ traditore di quelle lotte sostenute da giovani vite di tantissimi suoi connazionali, immolate per darci quella identità da voi svenduta per il pacco natalizio di vil moneta che vi assicura l’Europa dei disonesti mangioni apolidi? Abitare quei palazzi non la mette in imbarazzo quando esterna ideologie che nulla hanno in comune con l’italianità secolare? Se voi politici dell’ultima ora avete rinunciato alla vostra individualità per bassi motivi pecuniari, spersonalizzandovi in un europeismo contro natura, il Popolo italico, pur con i suoi miseri mille euro mensili (impostici con la prepotenza e la furbizia del più forte, ma di una forza da noi stessi fornita democraticamente per poi vedercela ritorcere contro da individui ingrati), non vuole rinunciare alla propria identità, alla propria famiglia, al proprio luogo natio, ai propri confini virtuali, naturalmente nostri dalla notte dei tempi. Se si frantumano i confini virtuali di Popoli con la propria identità, sarà poi legittimo frantumare anche quelli casalinghi, privando tutti, voi compresi, della propria libertà e intimità personale. I nostri padri hanno sconfitto l’hitlerismo armato, voi ci costringete alla sconfitta schierandovi per l’hitlerismo finanziario, facendoci subire quell’iniquo sistema voluto dai tedeschi, che sono poi i veri padroni della finanza europea, nominato “spread”, per rendere la moneta unica di valore diverso in ogni stato minore, speculando sull’operosità dei Popoli più laboriosi, o peggio, schiavizzando Popoli alla fame. Che cosa ci ha dato sinora; anzi, per essere più preciso, cosa ci ha tolto sinora la vostra maledetta unione europea? Il 31 dicembre 2001 compravamo le migliori arance italiane, i tarocchi siciliani, a 300 lire il chilo; i nostri produttori di latte e derivati, il nostro made in Italy, la nostra produzione industriale, commerciale, turistica e culturale non erano sottoposti ad alcun limite e il Paese prosperava, secondo le naturali regole di ogni mercato libero. Stravolte quelle regole secolari applicandole poi a un mercato contraffatto malignamente, manipolato giornalmente, dal 2 gennaio 2002 le arance, non più siciliane ma nemmeno italiane, son passate a 3 euro a chilo; le limitatissime quote latte, agricole, industriali e commerciali ci hanno letteralmente impoveriti; solo per turismo e cultura nulla hanno potuto i poteri forti, essendo le nostre bellezze uniche, inimitabili, inarrivabili. A che pro, quindi, il suo Popolo dovrebbe sostenere una illusoria unione che più disunita, soprattutto per mentalità ataviche, non può mostrarsi. Inizialmente l’idea di un’Europa Unita ci allettava per favorire genti economicamente più bisognose; non potevamo immaginare che quell’Unione di Popoli si sarebbe trasformata in associazione a delinquere di sfruttatori, usurai, mafiosi d’ogni risma, evasori, predatori di grandi sostanze vitali di quelle genti. Le migrazioni da Africa, Asia e altre zone depresse le accettiamo volentieri da secoli; basta farsi il periplo delle coste italiane per vedere nei volti della gente quelle caratteristiche comuni ai tre continenti. Solo attualmente il fenomeno ha assunto contorni e anima dello schiavismo settecentesco, riprogettato cinicamente a tavolino dai novelli padroni di uomini. La fratellanza tra Popoli è insita nella mentalità dell’uomo comune; non abbiamo bisogno di falsi maestri che ci indirizzino subdolamente solo per realizzare i propri sogni di possessione. L’unico Maestro a cui ci rifacciamo è Quello che più di tutti ha divulgato la nostra ideologia, il Populismo di Cristo, in contrasto alla più becera ideologia egoistica, il parlamentarismo personalizzato e interessato. Il dualismo più naturale è quello che ci vede contrapposti in due sole categorie, voi politici racchiusi nei nostri palazzi storici, e noi Popolo al di fuori in attesa che facciate il vostro dovere costituzionale, quasi sempre disatteso. Altro che destra, sinistra e altri poli d’attrazione da voi inventati per disunirci. Plebei e patrizi, nobili e Quarto Stato, ricchi e Poveri, Cittadini e politici, Popoli e caste; sono millenni che l’umanità è divisa in due categorie soltanto. E le mie idee sul nazionalismo trasparente e pacifico le considero valide per ogni Popolo oppresso da false democrazie. Chi rinuncerebbe follemente alla propria identità, individualità, personalità, nazionalità, luoghi natii per una massificazione collettiva? Son certo, nessuno. Ma come, signor Mattarella, voi “grandi uomini” in oltre 150 anni, calpestando alcuni molto indegnamente il nostro parlamento, non siete stati capaci di unire gli italiani del nord con quelli del sud in temi di diritto ed economia, fallendo miseramente il fine ultimo di quella Unità, e ora vi illudete (lasciandovi ostinatamente coinvolgere in un’impossibile avventura da uomini Prodi solo di nome in quanto ad animo l’esatto contrario) di unire un intero continente con le sue tante storie millenarie in reciproco contrasto etnico, culturale, linguistico, con usi e costumi totalmente agli antipodi. Non 150 anni , ma nemmeno 1500 anni vi basterebbero. Noi Popoli siamo uniti da sempre a una sorte comune. Noi Popoli siamo sempre stati pacifici l’un con l’altro. Siete voi politici che ci disunite subdolamente, diabolicamente per una misera manciata di voti necessari a conservarvi sino all’esalazione, a volte da padri a figli, privilegi di cosche illegali, disumane. Siete stati voi politici, chi in veste di stupido re, chi di imperatore fasullo, chi di dittatore oppressivo, chi di boss senza morale e né coscienza, a spingerci in sanguinose guerre inutili, armandoci gli uni contro gli altri. Quanti morti, quante giovani vite stroncate. Non illudetevi. Comunque, gli spagnoli erano e resteranno sempre spagnoli, lo stesso i francesi, come i tedeschi, i polacchi, i greci. Perché, dunque, pretendere che gli italiani siano invece altro? Prenda coscienza di essere il Presidente di un Grande Popolo; se dovesse, invece, tagliare le radici del suo storico passato, sarebbe semplicemente conduttore d’un gregge. Lasci perdere tv e giornali di regime e relativi giornalisti neo impiegati di stato, da voi politici pagati con soldi del Popolo. Abroghi enti e associazioni il cui solo impegno è rastrellare moneta pubblica a esclusivi fini personali. A proposito di palazzi istituzionali, sono decenni che vado predicando di trasformarli in musei aperti al Popolo, a cui vanno restituiti per legittimo possesso. Sarà d’accordo con me sul non senso di un Fiano, preso a caso fra i politici poco noti di basso impatto sociale, che gironzola in quei luoghi storici. Sono convinto che quegli ambienti si rianimino maggiormente all’ingresso di ignoti uomini di pulizia o semplici fognini, molto più utili socialmente. In quanto agli alloggi di pertinenza parlamentare, farei come fanno alcune banche; individuati i CRPp (Complessi Residenziali Popolari per parlamentari) di proprietà dello stato, assegnerei un alloggio per ogni politico in trasferta. Venga fuori da quel miscuglio di colori parlamentari, che alla fin fine vi rende tutti incolore, e assuma il ruolo solare di Presidente degli Italiani, difendendoci contro le ciniche lobby che stanno affossando il suo “Popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori” e di grandi lavoratori, aggiungo io, senza nessuna intenzione di connotazione politica, soprattutto se riferita al becero e infame ventennio. Se riuscirà a venirne fuori, vedrà quei volti eroici intorno a lei sorriderle soddisfatti per aver lasciato la loro eredità morale in mani tanto degne. Le radici di ogni Popolo sono inestirpabili. Lo conferma in ogni occasione lo stesso Papa Francesco che con la sua Chiesa tiene alto un ulteriore orgoglioso vessillo italico, la nostra meravigliosa lingua; la più diffusa al mondo grazie a qualche miliardo di Cristiani che pregano in italiano. Trasportati dall’Arno, attraverso il Mediterraneo e gli Oceani, parole, frasi e concetti del nostro musicale idioma sono giunti in ogni angolo della Terra. Non ci chieda più di scordare, accantonare la nostra Storia. Sarebbe come se noi le chiedessimo di scarnificarsi i tratti del volto per cancellarne la sua personale identità, i suoi tratti somatici unici. Non ci tolga gli ideali. Non ci resterebbe nient’altro in cui credere. La globalizzazione spersonalizza. Il Populismo identifica. L’antipopulista è antidemocratico. Tenga alta la nostra bandiera con i suoi splendidi tre colori che unificano corpo e anima: il verde dei campi che ci nutrono, il bianco del candore dei nostri animi, il rosso del sangue versato per la nostra identità. Quando dai vocabolari si dovessero abradere, o meglio, quando dai cuori si dovessero strappare termini come patria, famiglia, amore, orgoglio d’appartenenza e tanto di simile, che altro resta a un popolo, a un essere umano.


 
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