NOTIZIE DI GIORNATA
Non mi è mai capitato ed è tanto più strano perché di polemiche e di scontri, anche nelle piazze, ne ho avuti molti. Ma, durante la presentazione di un libro, il Viaggio sentimentale nell’Italia dei desideri, parlando delle bellezze di Puglia ed esaltando luoghi mirabilmente conservati come Ostuni, Martina Franca, la stessa Polignano a Mare dove ero ospite quella sera, tutte località dove, prima di ogni altra parte d’Italia, si è affermato un turismo non balneare ma culturale, non potevo certo immaginare di essere aggredito per avere difeso la Puglia da speculazioni, devastazioni del paesaggio e dimostrati interessi della criminalità organizzata.
Infatti, non appena sono passato dal racconto e dell’illustrazione delle bellezze artistiche all’esaltazione del paesaggio aggredito e letteralmente stuprato dagli impianti eolici e fotovoltaici sono arrivate aspre contestazioni, fischi e insulti da una parte del pubblico, visibilmente politicizzato. I danni irreparabili al paesaggio sono stati denunciati da associazioni come Italia nostra e da uomini di pensiero e scienziati come Umberto Veronesi, Carlo Rubbia, Mario Pirani, Valéry Giscard d’Estaing e perfino l’amministratore delegato dell’Eni Scaroni e il ministro Tremonti.
. . . Valéry Giscard d’Estaing, che ha dichiarato: «Guardando dalla finestra del Tgv che ci portava da Tours a Parigi sono rimasto inorridito dal paesaggio della Beauce, cara a Péguy e a Marcel Proust afflitto da una foresta di bianchi pali eolici che giravano con il vento» . . .
La Beauce, le grenier à blé de la France.
La terre et le ciel, noyés dans un même infini. Des champs de blé à perte de vue. La cathédrale de Chartre dressée comme une sentinelle. Aux portes de Paris, la Beauce demeure immobile, figée dans le temps. Seule la fuite d’un troupeau de chevreuils, la course de quelques perdreaux au milieu des chaumes semblent pouvoir troubler sa quiétude. Pourtant, en un siècle, l’agriculture beauceronne a connu plus de bouleversement que dans tout le millénaire précédent. Et le blé qui pousse aujourd’hui sur ces terres fertiles n’a plus rien de commun avec celui que cultivaient nos arrières grands parents. Le regroupement des parcelles et la mécanisation ont complètement modifié cette région dont les frontières donnent l’impression de vouloir se confondre avec l’horizon, bien que les géographes en aient dressés les limites très précises.
